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Telefonia mobile, la tassa s'ha da pagare

L'Agenzia delle Entrate conferma il balzello sulle concessioni governative sui contratti d'abbonamento. Il Codice delle comunicazioni non avrebbe in alcun modo intaccato l'obbligo di pagamento.

A muoversi erano state le associazioni a tutela dei consumatori, che nello scorso marzo avevano lanciato una class action per chiedere il rimborso della tassa sugli abbonamenti relativi alla telefonia mobile. L'Agenzia delle Entrate ha ora ribadito la necessità di pagare un tributo "che non è stato intaccato dall'entrata in vigore del Codice delle comunicazioni".

In sostanza, la tassa sulle concessioni governative sui contratti di abbonamento per l'uso dei telefoni cellulari è dovuta da tutti gli utenti, comprese le amministrazioni pubbliche non statali. 

L'Agenzia delle Entrate ha dunque sottolineato come con il Codice delle comunicazioni non sia stata "in alcun modo alterata la norma che prevede il pagamento della tassa di concessione governativa a fronte del rilascio della licenza o documento sostitutivo per l'impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione". 

"Conferme sulla sussistenza del tributo possono essere rintracciate nella legge 244 del 2007 che, esentando i non udenti dal pagamento del tributo, di fatto ne ha confermato la debenza in capo a tutti gli altri", ha aggiunto l'Agenzia del Belpaese.

La liberalizzazione del mercato energetico

Il processo di liberalizzazione del mercato elettrico italiano è stato avviato con l'emanazione del decreto legislativo n. 79/99, "Decreto Bersani", che ha recepito nel nostro ordinamento la Direttiva Comunitaria 96/92/CEE.

Dal 1° luglio 2007, dall’attuazione della Direttiva Ue del 2003, si è dato il via alla completa liberalizzazione della domanda dell’energia elettrica. Il mercato gas era stato invece liberalizzato già dal 1 gennaio 2003.

L'entrata in vigore del decreto Bersani ha rivoluzionato l'assetto del settore che fino ad allora era stato caratterizzato dal monopolio dell’operatore nazionale Enel e da alcune aziende di dimensione locale.

L'impresa di distribuzione, che gestisce la rete elettrica locale (o la rete di gasdotti locale su cui transita il gas per essere consegnato al cliente) rimane invece la stessa anche se il cliente sceglie di cambiare il proprio fornitore.

Misure per le imprese

Il decreto liberalizzazioni prevede una serie di norme per snellire e velocizzare le pratiche societarie: spariscono tutte le regole che fissano limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta, preventivi atti di assenso (non giustificati da un interesse generale) per aprire un’attività economica, e quelle che pongono divieti alle attività economiche che non sono adeguati o proporzionali alle finalità pubbliche perseguite.

Altra novità è il tribunale per le imprese, per fruire di una corsia preferenziale quando si ha a che fare con la giustizia, oltre alle già esistenti sezioni specializzate in proprietà industriale e intellettuale.

In particolare, nasce la Srl semplificata per imprenditori under 35. In pratica, per costituire una “Società semplificata a responsabilità limitata” basterà un euro di capitale sociale e niente notaio per l’atto costitutivo, perchè basterà depositarlo presso l’Ufficio del Registro delle imprese, esente da diritti di bollo.
Tuttavia, quando uno dei soci supera i 35 anni sarà automaticamente escluso di diritto “agevolato”, a meno che la società cambi la ragione sociale. Se poi il requisito dell’età viene meno per tuttiquanti i soci, allora la società si deve sciogliere o cambiare necessariamente ragione sociale.